[…] si sta qui dove si sente una mancanza
si lascia stare al suo pezzo la completezza
lo stato di salute
la ripetizione di un’ultima esperienza
il benessere completo la cura del momento…
L
idia Riviello mi giunge a destinazione con il suo ottavo libro di poesia, Stati di salute (2025). È un titolo che subito mi cattura – come spesso mi accade con le sue opere – non solo per le parole in sé, ma per una scrittura capace di entrare vorticosamente nell’immaginazione. La sua lingua si trasforma e si dirama in significanti che, pagina dopo pagina, mi trasportano in un flusso indefinibile. Ed è proprio questa sorta di non definizione a rendere la sua poesia “magnetica”: ci attrae in un mondo che forse non conosceremo mai fino in fondo, perché è lei stessa, Lidia, a farsi Mondo.
Il libro, che vanta la quarta di copertina di Maria Grazia Calandrone e ha figurato tra le opere candidate alla prima fase del Premio Strega Poesia 2026, si apre con un’introduzione scritta di pugno dall’autrice. In queste pagine iniziali viene offerta una visione cruda di un’umanità senza futuro, dove i sentimenti sembrano ormai lanciati in un’altra “parte del tempo. Dove ancora non sappiamo cosa ci sia. Sentimenti che non proviamo più. E che non sappiamo di provare. Che non proveremo mai”. In questo desolante stato di cose, la società si ritrova immersa in un processo di trasformazione radicale e negativa “che ci vuole vivi e malati”. Riviello ragiona così su quella comunità che dobbiamo ancora edificare: “Un mondo nuovo che nascerà da un duro allenamento, dalla scomparsa del ricordo, da altri sentimenti ancora sconosciuti”.
La poesia di Riviello tocca con mano quelle esistenze “finte” e assorbite dallo schermo. È lo stesso specchio digitale con cui facciamo i conti ogni giorno, tutte noi, in costante lotta con le nostre parti spezzettate e pixellate; frammenti che devono in qualche modo sopravvivere alla confusione virtuale.
Addentrandosi nel libro, ci si trova di fronte a una galleria di profili TikTok che riportano a galla il caos delle informazioni: feed, impulsi frenetici, avatar e vite spesso inventate o laccate, che lottano per non essere oscurate dalla qualità visiva delle immagini. Il “Vero”, ahimè, si percepisce comunque, perché risiede in quel sottostrato che di lì a poco Riviello esporrà:
BUGALALLA lady crime dalla Romagna alla Florida
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crime popolare il silenzio degli innocenti l’appuntamento di ogni
notte
spostare la videocamera verso il gatto una questione cinematografica
risolta
sul tavolo delle nascite posture pixel di altro mondo
salute di ferro fino al fegato ma le ginocchia no sempre cadute chat
chat in fondo al mare
si sente la chat sul fondo salvare solo conversazioni sulla scena del
crimine
da bambini l’appuntamento con le analisi del sangue la festa di un
innocente
che si fa per dire capace di intendere e volere
l’innocenza
torna dopo
in diretta
“Vite esposte alla massima potenza d’inganno, dunque. E la traccia sublime del vero, che Riviello esplora da rabdomante, dove la forcella di legno, che vibra all’apparir del vero, è la parola”. Come sottolinea Maria Grazia Calandrone, la poesia di Riviello tocca con mano quelle esistenze “finte” e assorbite dallo schermo. È lo stesso specchio digitale con cui facciamo i conti ogni giorno, tutte noi, in costante lotta con le nostre parti spezzettate e pixellate; frammenti che devono in qualche modo sopravvivere alla confusione virtuale, alla ricerca di un equilibrio tra parola trasmessa e verità connessa:
SANTI E PECCATORI DEL WEB 2
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non sanificare il tempio d’oro del quartiere
l’incendio va lasciato fumare trofei digitali tutto brucia
si sacrificano le sagome
il mezzo poi ruota l’angolazione della lingua all’altezza delle aquile
stampate in alto a destra
si chiamano ban
voracità del pensiero si resta fuori dall’inquadratura si alza la
temperatura di un mondo
in cui si dice di essere una cosa che non sei
questione biologica costole di una vita che non è più qui
pro vita si santifica la vita in precedenza
spin off splende nel tubo
la vita
dove i contenuti prolificano producono masse visualizzanti.
Il viaggio di Lidia si muove in luoghi non solo virtuali ma anche reali – come il tour in Albania o negli Stati Uniti – e ci parla di stati di salute irreversibili per il significato stesso di una società globale. Una società che si manifesta in forme diverse, ma che si riconosce nei medesimi contenuti, come se la visione totale del mondo intero fosse riflessa nell’informazione virtuale che ci accomuna tutti. Lo stato di salute “rosso e nero” al Bar Italia di Tirana si specchia così nella “gestazione di lingue morte / medical examiner” nella City di New York, dove “da eataly compra l’insalata per la festa di ringraziamento / The guy knocked my drink over and I just spazzed out at him!”.
ALBANIANTOUR 6
bar italia guarda la costa
adesso è albanese dentro e fuori
degustano vino alzano radio hanno teatro davanti non ricordano
in quale anno la rettore cantava il cobra non è un serpente
isola pedonale
bambina in bicicletta
è il bllockoj numero 1.
EATALY 1
il pane italiano lingua chiusa
scintillio d’occidente
lingua di occidenti è lo studio preferito dei cinesi
prelievi di una lingua classica
ma quale, dove come è chiuso l’occidente
è dentro la vetrina
se la vetrina è la lingua.
Manhattan una dinamica di occidenti sfiniti dentro
una banca
è la notte delle elezioni.
L’elaborazione della poesia – che è ovunque, anche quando appare contaminata da montaggi e scelte linguistiche insolite – esplode nel tentativo di riesaminare il male della realtà per liberarsene. Lidia Riviello ricerca fortemente la parola poetica come un’ancora di salvezza dalle patologie fisiche e psicologiche del presente, in un incastro di malattie di vari personaggi tra cui spicca la figura della “bambina”. L’arrivo della “bambina con l’apparecchio ai denti” incarna l’origine: quell’innocenza che, nonostante tutto, continua a vivere dentro la poesia:
fiera immobile così si sente ogni volta che le chiedono di dare il meglio
qualsiasi sia la cura funziona con le materie sottili e inutili, persone
piccole con le facce di famiglia troverà l’AI in una scoria luminosa
in una medical SPA la catasta di danni si dissolverà
trema al pensiero che la stratificazione della terra e dei deserti sia
nulla a confronto della sua mente
Quella “sua mente” rappresenta in fondo una mente collettiva, nella quale le libere interpretazioni della realtà sono ben accette a scapito della propria salute. Si assiste a una ridefinizione del pensiero stesso, capace al contempo di guarire e di ammalare, intossicando persino l’intenzione “di dare il meglio di” sé. Una “mente screening” che preferisce abdicare, dove nel tentativo di uno stato di salute capace di dire “no”, si finisce per dire “rinvio alla rinuncia”. È qui che si apre la corrispondenza interiore dell’autrice: un combattimento serrato che oppone la realtà digitale alla curiosità profonda, alla ricerca dell’antidoto allo stato di salute globale attraverso il seme piantato nella propria esistenza.
Riviello ricerca fortemente la parola poetica come un’ancora di salvezza dalle patologie fisiche e psicologiche del presente, in un incastro di malattie di vari personaggi tra cui spicca la figura della “bambina con l’apparecchio ai denti”, che incarna quell’innocenza che, nonostante tutto, continua a vivere dentro la poesia.
Riflettendo su questo meraviglioso accostamento tra la posizione interiore di Lidia e l’iperreale del mondo virtuale, emerge quella strana sensazione che si prova quando si entra negli specchi del digitale. L’effetto che ne dà la menzogna è palpabile: senti che è tutto finzione, eppure accetti di farne parte perché sembra non esserci alternativa. Ci convinciamo – ci autoconvinciamo – perché altrimenti sarebbe impossibile sopravvivere alla realtà vera; una realtà che a sua volta è menzogna, ma una menzogna cruda, tangibile, che puoi affrontare faccia a faccia a differenza di quella virtuale, nella quale si agisce passivamente muovendo soltanto le dita. In questo marasma siamo alla ricerca di una posizione interiore capace di equilibrare le parti interne con quelle esterne, nel tentativo di ricordarci continuamente di noi stessi e della nostra centralità, l’unica coordinata attraverso cui riconoscere quel benessere che tanto si agogna.
Su scala più ampia, di fronte al problema globale dell’informazione distorta, della politica miope e di una “salute di stato” vissuta con “lo sguardo fisso in camera”, la poesia di Riviello ci ricorda che l’unico vero antidoto è riconoscere, prima di tutto, l’importanza del nostro esistere. Questo è un libro profondamente contemporaneo che guarda al futuro puntando la sua freccia in orizzontale – sia essa la freccia vera del cacciatore o il cursore digitale – verso nuovi strati antropologici ancora incasellati in particelle indecifrabili, ma già consegnati alle menti alte del pensiero scientifico: “quella malattia è FV / valore futuro / c’è qualcuno che ancora chiede del futuro anteriore”.