Calvino e Montezuma
La catena delle cause e degli effetti di una intervista impossibile.
La reversibilità dell’odio
Una riflessione su workfare e moralizzazione della povertà a partire da L’odio dei poveri di Roberto Ciccarelli.
Lanthimos essoterico
La cinematografia di Yorgos Lanthimos, dagli esordi perturbanti al mainstream.
Scegliere e tempo
I meme sui viaggi nel tempo tra teoria del caos e stereotipi di genere.
Tradurre, creare, produrre
Una conversazione con Silvia Pareschi sui limiti dell’intelligenza artificiale nell’ambito della traduzione letteraria.
La Parola della Settimana
tornata
tornata tornata s. f. [der. di tornare; nel sign. 3, dal provenz. tornada]. – 1. a. ant. o pop. Ritorno: nel suo letto il mise e dissegli che quivi infino alla sua t. si stesse (Boccaccio); fare t., fare ritorno. b. T. lattea, sensazione di calore alla mammella, e di puntura al capezzolo, che avverte la nutrice quando, attaccato il bambino al seno, la secrezione lattea si accentua. 2. Seduta, adunanza di un’accademia, di un’assemblea, ecc.: le t. dell’accademia della Crusca; t. ordinaria, straordinaria. Il termine, oggi poco com., era ancora usato in alcuni atti ufficiali della Camera dei deputati fino al 1938 e del Senato fino al 1933 (oggi seduta). Riferito talora, per estens., anche a turni di elezioni (politiche, amministrative, ecc.): prima, seconda t. elettorale. 3. ant. Il commiato o congedo della canzone provenzale, e per estens. della canzone antica in genere, che nel tipo più frequente ripete lo schema della parte finale della stanza.
Leggere Auden partendo dalla fine
Lo spirito, la semplicità: un profilo del poeta inglese.