Raccontare il carcere

Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo.

Il corpo calcolato

Dalla strumentalizzazione del BMI alle promesse di Ozempic: come l’obesità è diventata il sedimento di secoli di pregiudizi razziali, religiosi e di classe.

Le nostre spoglie digitali

Tra memorie in vendita, deadbot e server abbandonati: come la cybertanatologia e il capitalismo delle piattaforme stanno trasformando il lutto in contenuto e riscrivendo il nostro modo di restare.

La Parola della Settimana

tornata

tornata tornata s. f. [der. di tornare; nel sign. 3, dal provenz. tornada]. – 1. a. ant. o pop. Ritorno: nel suo letto il mise e dissegli che quivi infino alla sua t. si stesse (Boccaccio); fare t., fare ritorno. b. T. lattea, sensazione di calore alla mammella, e di puntura al capezzolo, che avverte la nutrice quando, attaccato il bambino al seno, la secrezione lattea si accentua. 2. Seduta, adunanza di un’accademia, di un’assemblea, ecc.: le t. dell’accademia della Crusca; t. ordinaria, straordinaria. Il termine, oggi poco com., era ancora usato in alcuni atti ufficiali della Camera dei deputati fino al 1938 e del Senato fino al 1933 (oggi seduta). Riferito talora, per estens., anche a turni di elezioni (politiche, amministrative, ecc.): prima, seconda t. elettorale. 3. ant. Il commiato o congedo della canzone provenzale, e per estens. della canzone antica in genere, che nel tipo più frequente ripete lo schema della parte finale della stanza.

L’uso dello sguardo

La scrittura come mezzo di contrasto in L’uso della foto di Annie Ernaux e L’amante di Marguerite Duras.