I l processo di addomesticazione di un gatto è lento, eppure avviene: sebbene siano animali notturni, finiscono per cambiare i loro ritmi circadiani, abbandonare le loro abitudini di caccia e mettere su una forma grassa e annoiata. Si adattano a noi. Nel crescere insieme al mio gatto ho sempre sentito che, sebbene ci amassimo, in qualche modo lo stavo privando di qualcosa. Era un gatto estremamente vivace, elettrico, selvaggio: fuggiva spesso e seminava il panico tra i vicini. Col tempo, ha continuato a essere territoriale e orgoglioso con gli estranei, ma dopo tante cadute e litigate con altri gatti verso la fine dei suoi anni si era impigrito, aveva piegato la sua natura. Soffrivo per lui. Mi è sempre piaciuto dire che era il mio compagno, il mio amico peloso, ma i suoi moti ribelli nei confronti delle mie carezze non gradite mi rimettevano al mio posto: si ribellava alla sua condizione di oggetto.
L’addomesticazione avviene anche con altri animali, soprattutto le specie che gli esseri umani considererebbero “perse” se non fosse stato per il sistema di allevamento iniziato secoli fa. Che fine avrebbero fatto le mucche, i maiali, le galline, le pecore e tutti quegli esseri mansueti se non fosse stato per noi? L’arroganza dietro questo pensiero non tiene conto della resistenza di questi animali negli allevamenti. Eppure nel visitare un porcile ci verrà detto di non dare le spalle agli animali, così come i veicoli per il trasporto del bestiame, le stalle, le mungitrici, e tutti gli strumenti utilizzati in queste trappole della morte sono stati progettati per ridurre al minimo le possibilità di resistenza. In Linguaggi animali (2021), Eva Meijer scrive: “gli atti di resistenza non sono né isolati né rari. Spesso li si presenta così perché chi gestisce e trae profitto da queste attività non vuole che gli animali appaiano infelici”.
Obsession, l’horror di Curry Barker uscito qualche mese fa in Italia, e che ha avuto un successo planetario, ha una trama molto semplice: il protagonista, Bear, usa un bastoncino magico dei desideri per fare in modo che Nikki, la sua cotta, si innamori di lui. A essere precise, il desiderio che esprime è: “che Nikki mi ami più di chiunque altro al mondo”. La storia prenderà una svolta angosciante, in cui la ragazza diventerà completamente ossessionata e dipendente da Bear.
Si è discusso molto del film in questi mesi, dal suo incredibile successo a fronte di un basso budget, alla fantastica interpretazione di Inde Navarrette, fino alla relazione tossica rappresentata e al villain “incel”. Qui e lì, in alcune recensioni e commenti online, si è parlato anche di un altro personaggio del film: la gatta Sandy. Si legge che Nikki sia “posseduta” da Sandy, o che addirittura alcune scelte narrative riguardo la figura della gatta siano gratuite e inutili; si è anche data una direzione alla lettura del suo ruolo, e cioè la gatta e la sua conseguente morte rappresenterebbero l’incapacità del protagonista di prendersi cura di un essere vivente e di amare.
La figura della gatta Sandy in Obsession è un elemento chiave: apre una discussione più profonda sul sistema di possesso e consumo in cui sia esseri umani che animali sono ingabbiati. In particolare, sul destino comune di donne e animali nel sistema capitalistico-patriarcale.La sua figura è a mio parere un elemento chiave del film. Sandy muore già nella seconda scena, ma riemergerà di continuo nella storia, scandirà il tempo del racconto. La gatta, in tutte le sue declinazioni, apre una discussione più profonda sul sistema di possesso e consumo in cui sia esseri umani che animali sono ingabbiati. In particolare, sul destino comune di donne e animali nel sistema capitalistico-patriarcale. Leggendo il film attraverso le parole della teorica femminista-vegana Carol J. Adams, il destino di Sandy rende visibile la violenza attraverso cui Nikki viene privata della propria autonomia. Nikki, a sua volta, rivela la logica già implicita nella condizione di Sandy come animale che può essere posseduto e consumato.
Cat woman
Nikki ci viene presentata fin dalla prima scena attraverso le parole di Bear: il ragazzo ha chiesto a una cameriera di fingere di essere la donna amata e con lei simula una scena (che non avverrà mai) in cui le chiede di uscire. Già dal principio quindi Nikki ci viene mostrata come assente, la proiezione di una fantasia del protagonista infatuato. Il suo amico, che assiste alla simulazione, cerca di farlo desistere: durante la loro conversazione scopriamo che Nikki da giovane era vittima di bullismo e che i compagni di scuola erano soliti chiamarla “Nikki la stramba”. Aveva problemi di salute mentale? Era semplicemente anticonformista? Non lo scopriremo mai. Di Nikki non sapremo mai niente. L’identità della donna ci giunge mediata da desideri, ricordi e giudizi altrui. Nella scena successiva Bear torna a casa e trova la sua gatta Sandy morta: ha ingurgitato un intero flacone di pillole, a quanto pare lasciato aperto dal suo custode umano. La gatta è deceduta a causa della sua negligenza, eppure in un ragionamento triplo carpiato da gaslighter professionista, anziché assumersi la responsabilità Bear si chiede come sia arrivata a prenderle.
Nikki compare poco dopo, a una serata con gli altri amici, e Bear tenta di chiederle di uscire ma non ci riesce. Quando le dà uno strappo a casa, Bear pensa di darle il regalo che le ha comprato qualche scena prima: il bastoncino del desiderio. Capiamo che Nikki non prova le stesse cose per la reazione imbarazzata che ha al pensiero di ricevere un regalo da lui; lo capiamo anche da come lo zittisce quando lui rievoca un loro ricordo da ragazzi. La ragazza gli vuole bene, e si vede, ma come amico. Bear ha invece idealizzato tutto il loro rapporto. Non le consegna il bastoncino, alla fine se lo tiene per sé ed esprime il desiderio. Da quel momento in poi, Nikki cambia completamente: in una folle notte la ragazza mostra segni di attaccamento malato nei confronti dell’amico.
Nikki riorganizza la propria esistenza attorno a quella di Bear, comincia anche a vestirsi in modo diverso, più “femminile”, più compiacente. Notiamo che la ragazza assume dei comportamenti felini: fissa intensamente Bear mentre dorme, quando è arrabbiata urla e ringhia e nel buio completo i suoi occhi continuano a riflettere la luce. Già dalla mattina dopo il desiderio espresso, Nikki riesuma il cadavere di Sandy (che Bear ha semplicemente gettato nell’immondizia) e lo mette su un altare in cucina. A più riprese nomina la gatta, la porta nella conversazione, tanto che a un certo punto Bear le dice: “in quanto a dispiacerti per lei tu mi batti.” In una scena, Nikki aspetta Bear dietro alla porta fino a farsela addosso: sembra anche che abbia mangiato, e poi vomitato, il cibo del gatto. Quando Bear le chiede che cosa sia successo, lei risponde: “Ho mangiato un insetto”.
La Nikki che vediamo è una sostituta, la “stramba Nikki” che contiene l’unica forma d’amore concepita da Bear: quella dipendente e coercitiva che ha stabilito con il suo animale domestico.La teoria della possessione di Nikki da parte del gatto non è campata in aria: sappiamo che la vera Nikki è sotterrata in quel corpo, di tanto in tanto riemerge e cerca persino di liberarsi provocandosi del male. Verso la fine del film, da sotto la superficie del suo corpo dormiente, supplica Bear di ucciderla. Bear si rifiuta, e le chiede: “Cosa c’è di tanto brutto a stare con me?” L’orrore che avvertiamo dopo questa battuta lascia poi spazio alla tristezza quando Nikki risponde: “Io non sono mai stata con te, Bear”.
La Nikki che vediamo è quindi una sostituta, la “stramba Nikki” che contiene l’unica forma d’amore concepita da Bear: quella dipendente e coercitiva che ha stabilito con il suo animale domestico. La possessione quindi c’è, ed è la possessione di un desiderio: è il fatto che quel desiderio non proviene dal corpo che lo contiene a rendere tutto spaventoso. Ma è impreciso ridurre tutto a questo, perché in questa spiegazione entrambe le figure femminili resterebbero relegate al loro ruolo di oggetto. Le due invece, per tutto il film, non fanno che tentare di emergere come soggetti. A metà racconto, quando Bear si rende conto di aver mangiato la carne della sua gatta, il rapporto che intercorre tra la figura di Nikki e quella di Sandy diventa più complesso.
La politica sessuale della carne di Sandy
Quando all’inizio Bear si arrende senza troppi patimenti alla relazione finta con la falsa Nikki, ci vengono mostrate una serie di scene “d’amore” via via sempre più inquietanti, corredate dall’agghiacciante suono distorto di un synth. In una di queste scene, Nikki mostra a Bear l’illustrazione di due innamorati, la scritta sopra recita: I want to wear your skin as a sweater.
In Carne da macello, la teorica femminista e vegana Carol J. Adams sostiene che l’oppressione delle donne e lo sfruttamento degli animali si rafforzino reciprocamente attraverso una logica condivisa di oggettificazione, frammentazione e consumo. L’oggettificazione trasforma un soggetto vivente in qualcosa che può essere posseduto o usato; la frammentazione separa quel soggetto dalla sua identità, dalla sua storia e dalla sua vita incarnata; il consumo lo riduce a una funzione del bisogno o del piacere di qualcun altro.
Dopo che Bear esprime il suo desiderio, Nikki non è più un soggetto, ma un oggetto, la risposta al desiderio di Bear. Ciò che Bear desidera, l’amore di Nikki, viene separato dalla totalità di una persona che dovrebbe essere in grado di amare liberamente e spontaneamente. Bear trae beneficio da questa nuova versione di Nikki e consuma sia il suo corpo sia il suo affetto. Nikki è ancora lì, fisicamente, il suo corpo rimane presente e riconoscibile, ma Nikki stessa ‒ la persona, il soggetto capace di dire di no, di rifiutare il suo amore e di scegliere il proprio destino ‒, è assente.
Dopo che Bear esprime il suo desiderio, Nikki non è più un soggetto, ma un oggetto, la risposta al desiderio di Bear. Ciò che Bear desidera, l’amore di Nikki, viene separato dalla totalità di una persona che dovrebbe essere in grado di amare liberamente e spontaneamente.Al centro del saggio di Carol J. Adams vi è ciò che la filosofa definisce il “referente assente”: l’essere vivente deve scomparire dalla vista affinché il suo corpo possa essere percepito come un oggetto, un prodotto:
Attraverso la macellazione gli animali diventano referenti assenti. Animali in carne e ossa vengono resi assenti “come animali” perché la carne esista. Le vite degli animali precedono e rendono possibile l’esistenza della carne. Se gli animali sono vivi non possono essere carne, di conseguenza un corpo morto sostituisce l’animale vivente.
Ci sono tre modi attraverso cui gli animali diventano referenti assenti. Uno è letterale: come ho già detto, nell’alimentazione carnea essi sono letteralmente assenti in quanto morti. Un altro è definizionale: quando mangiamo animali cambiamo il modo di parlarne; per esempio, non parliamo di cuccioli, ma di “vitello” e di “agnello”. Il terzo modo è metaforico: gli animali diventano metafore per descrivere esperienze umane; nel senso metaforico il significato del referente assente deriva dalla sua applicazione o dal suo riferimento a qualcos’altro.
Quando il referente assente diventa metafora, il suo significato assume una funzione più “elevata” o immaginaria rispetto a ciò che merita o rivela la sua stessa esistenza. Un esempio è quando le donne vittime di stupro o di violenza affermano: “Mi sono sentita come un pezzo di carne”; in questo caso il significato della carne non è quello letterale, ma si riferisce a come si sente una donna vittima della violenza degli uomini. Che la carne funga da referente assente è evidente quando analizziamo il senso della metafora: una persona non può realmente sentirsi come un pezzo di carne.
In Obsession abbiamo due assenze. Per prima cosa, Sandy diventa assente: muore. Poi è la volta di Nikki: fisicamente presente, ma il suo vero sé si trova altrove. In una scena centrale del film, Bear è al lavoro, apre il suo portapranzo e trova un biglietto accanto alla fotografia di lui e Nikki. Sotto la sua fotografia c’è scritto: “Tu”. Sotto quella di Nikki, scattata a quanto pare di notte, mentre Bear dorme al suo fianco, c’è scritto: “Non io”. Bear mangia il panino che Nikki ha preparato per lui. Sarah, la sua amica, osserva che la carne ha un odore disgustoso, poi legge ad alta voce il biglietto di Nikki: “Il mio piccolo critico gastronomico. Qual è il verdetto: gatto?”. Bear si rende conto che la carne che sta mangiando proviene dalla sua gatta. Da animale domestico amato, a corpo morto, a carne macellata fino a cibo: Sandy è il referente assente dietro la carne, e una volta riconosciuta da Bear diventa presente.
In Obsession abbiamo due assenze. Per prima cosa, Sandy diventa assente: muore. Poi è la volta di Nikki: fisicamente presente, ma il suo vero sé si trova altrove.Proprio come Sandy scompare nella carne, Nikki scompare nel desiderio di Bear. Sappiamo che la vera Nikki è da qualche altra parte e che la Nikki con cui Bear ha una relazione è un’impostora. Nel biglietto, rivendica la propria assenza (in un gesto che però la rende presente). Il gesto stesso della preparazione del sandwich, inoltre, si rifà alla discussione di Adams sul lavoro “genderizzato” che circonda la carne. Sebbene la carne sia stata infatti tradizionalmente associata alla mascolinità, spesso erano le donne a doverla preparare e servire, riservando frequentemente agli uomini le porzioni migliori o più grandi. Il privilegio maschile di consumare carne dipendeva dunque dal lavoro domestico femminile. Adams osserva inoltre che alcune donne sperimentarono l’adozione del vegetarianismo come una forma di sollievo dal peso di dover preparare pasti ricchi di carne per i propri mariti e le proprie famiglie.
Il vegetarianismo era per molti, soprattutto per le donne, un modo di esprimere la connessione con specifici animali, quelli che sarebbero diventati carne, affermando: “Mi preoccupo per queste creature e non le mangio”. Il vegetarianismo era un modo per rifiutare un mondo patriarcale che oggettificava donne e animali: non solo le donne enunciavano le connessioni con gli animali, ma si definivano come soggetti con il diritto di agire e di prendere decisioni etiche, definendo così anche gli animali come soggetti e non oggetti.
Il critico gastronomico occupa la posizione privilegiata del consumatore: gli viene posto davanti del cibo presentato magnificamente, lui lo mangia, lo assimila nel proprio corpo e, infine, lo giudica. Questa presentazione estetica è essa stessa parte del processo di consumo. Come osserva Adams, il corpo dell’animale viene rinominato, cucinato, condito e ricoperto di salse, affinché la sua natura originaria, e la violenza attraverso cui è diventato cibo, possa scomparire. La cultura patriarcale sottopone i corpi delle donne a un processo analogo, frammentandoli in parti visivamente consumabili e presentandoli alla valutazione maschile.
Intervistati sulle proprie fantasie sessuali, molti uomini evocano “scene pornografiche senza un corpo, senza un volto, impersonali: seni, gambe, vagine, culi”. Per il consumatore medio la carne è stata ridotta esattamente a questo: pezzi di corpo senza volto, petti, cosce, spalle, natiche. Frank Perdue gioca con le immagini di macellazione sessuale in una locandina che invita al consumo di carne di pollo: “Sei un uomo-petto o un uomo-coscia?”.
le frasi che le vittime usano per descrivere le proprie sensazioni suggeriscono che il destino dell’animale mangiato è il paragone più immediato per esprimere la loro esperienza. Quando, dopo lo stupro, le donne sostengono di sentirsi come un pezzo di carne, stanno forse affermando che esiste una connessione tra l’essere penetrate contro la propria volontà e l’essere mangiate?
Se fossi in un bosco da sola, chi preferiresti incontrare? Un uomo o un orso?
Ciò che colpisce ulteriormente in questo triangolo, soprattutto se letto attraverso il lavoro di Adams, è che soltanto il protagonista maschile porta il nome di un animale: Bear (orso). Il suo nome evoca grandezza, forza, pericolo. La sua animalità, tuttavia, rimane metaforica: egli continua a occupare la posizione del soggetto umano, del proprietario e del consumatore. La discussione di Adams sui pronomi animali connotati in termini di genere aiuta a chiarire questa asimmetria. Rifacendosi ad André Joly, Adams osserva che un animale immaginato come una forza attiva o pericolosa viene convenzionalmente designato come “lui”, mentre un animale considerato una forza minore, dominata o “destinata a essere presto uccisa” diventa “lei”. Persino un animale biologicamente maschio può dunque essere simbolicamente femminilizzato una volta collocato nella posizione della preda.
Gli animali maschi diventano simbolicamente femmine, rappresentando la vittima schiacciata della violenza maschile. Infatti, la carne sanguinante degli animali richiama il sesso che sanguina ciclicamente.
Il film fa a pezzi l’immagine familiare del “bravo ragazzo” timido e impacciato. Bear si sente in diritto di ricevere l’affetto di Nikki. Non la domina apertamente, desidera invece che lei non possa scegliere di non sceglierlo.Sulla confezione del bastoncino magico c’è l’illustrazione di un gatto. Accanto, si legge la frase: “Tabi Cat Curiosity”, che è una sorta di prologo ed epilogo della storia: è stata infatti la curiosità ad aver ucciso Sandy, desiderosa di scoprire il sapore delle pillole lasciate incautamente in giro dal suo amico umano; ed è sempre la curiosità alla fine a uccidere Bear, che vuole scoprire come sarebbe il mondo se Nikki, la donna che desidera, diventasse ossessionata da lui. Bear è in bagno, ingurgita l’intero contenuto del flacone di pillole proprio come ha fatto la sua gatta, poi cambia idea e cerca di vomitare tutto. Fuori, ci sono i corpi senza vita dei suoi amici, uccisi da Nikki. Sentiamo la canzoncina del bastoncino dei desideri e poi tac, si spezza. La falsa Nikki, lì fuori, ha espresso un desiderio, e presto capiamo quale: che Bear la ami più di chiunque altro al mondo. Nella sua richiesta d’amore Nikki animalizza Bear, vuole estraniarlo dalla sua possibilità di scegliere, renderlo oggetto. Lo rende una preda. Bear muore e la ragazza riemerge, torna a essere presente. Ma lo fa in un bagno di sangue, e il pensiero di che cosa ne sarà di lei adesso, che per liberarsi dall’incantesimo dell’uomo ha fatto una strage, ci accompagna per tutti i titoli di coda.